Corpo e Cibo: Attori protagonisti del nostro tempo, testimoni ed interpreti della storia personale di ogni individuo

 

Corpo e cibo: attori protagonisti del nostro tempo, testimoni ed interpreti della storia personale di ogni individuo.

Sia il corpo che il cibo costituiscono aspetti a cui, più che mai nelle nostre società, si assegna grande attenzione, in quanto, in maniera diversa, tanto attraggono e sono alla base del desiderio umano, quanto si interfacciano con esperienze di disagio, fino a manifestarsi attraverso veri e propri sintomie disturbidi cui il dismorfismo corporeo, l’ipocondria, l’anoressia, la bulimia, l’obesità sono solo alcuni esempi.

Da una parte la bellezza ed il godimento, legati a ciò che attraverso il corpo ed il cibo soddisfa i nostri desideri ed i nostri sensi, dall’altra la sfida sempre aperta, finchè si è vivi, a non ammalarsi proprio di tutto questo metaforico “pieno”che, come tale, rischia di farci perdere la testa. A volte, per esempio, non basta tutta una vita per accettare di non avere qualche caratteristica fisica che ci sarebbe tanto piaciuto avere, o per saperci trattenere dall’assaporare un cibo che ci fa ammalare.

Usando un’espressione di Merleau-Ponty, il corpo è “l’unico strumento che ho per andare al cuore delle cose”. Ad esempio questo esprime desideri, seduce, genera la vita e ci interpella “fisica-mente”sulla nostra salute, ci chiede di “prenderci cura” di noi stessi e condiziona significativamente le nostre relazioni. Un’esperienza materica che tira in causa i nostri pensieri e le nostre emozioni. La fisicità di ciascun individuo è strettamente connessa con la fibra emotiva ed affettiva che lo caratterizza.

Il corpo è anche, in modo imprescindibile, “l’espressione fisica”della storia dell’individuo. Come dice J. Lacan, “il mio corpo è il monumento della mia storia”. Attraverso il mio corpo ed a partire da questo, metto in vivo, cioè, in modo più o meno inconsapevole, come ho vissuto ed interpretato la mia storia. Esso è “un testo”, una superficie dove rimane scritto tutto ciò che siamo, che vorremmo essere ed apparire, su cui vanno a finire tante prescrizioni, regole, aspettative e disagi del mondo culturale a cui apparteniamo e che abbiamo ereditato da chi ci ha preceduto.

Questi alcuni principali tratti della potenza e della vulnerabilità, nel contempo, che contraddistingue l’esperienza che facciamo del corpo.

Il cibo e l’azione del mangiare, oltre che fondamentale forma di nutrimento organico e fisico, hanno in sé un che di profondamente “emozionante”. Sono, infatti, legati ad un’esperienza personale, familiare ed affettiva intima ed originaria, ricollegandoci intrinsecamente alla più antica storia della nostra esistenza: quella con le figure di attaccamento, ricolma di significati: un segno ed un atto di amore, associabile ad esperienze ed a ricordi intimi, carichi di profonde ed arcaiche risonanze affettive.

Anche il cibo, come il corpo, è fortemente legato alla cultura di appartenenza ed a quella del passato. Le sue valenze di godimento, di convivialità, salutistiche ed estetico/artistiche, ne sono alcuni principali indicatori. Attorno all’esperienza del cibo e del nutrimento nel suo portato simbolico, ruotano sia vissuti di gratificazione, vicinanza, calore nutriente, ma anche di possibile sofferenza, di mancanza, di disagio.

Essere sufficientemente consapevoli del rapporto che ciascuno di noi, verosimilmente intrattiene con il nostro corpo e con il cibo è la cifra della nostra reale condizione di salute fisica e mentale.

Ma, non ci serve tanto pensare al corpo ed al cibo in sé, quanto mentalizzzarel’esperienza che abbiamo e che facciamo col nostro corpo e con il cibo “dal punto di vista del corpo…che abitiamo e dell’esperienza che coltiviamo con gli oggetti d’amore…… come il cibo”.

Il fatto epocale di assegnare un’attenzione così massiccia al corpo ed al cibo, conferisce all’uno ed all’altro un ruolo di attori protagonisti del nostro tempo, nonché di testimoni e di interpreti della storia personale di ogni individuo, quasi a sostituire ed a compensare una nostra assenza più umanamente evoluta. Ambedue rappresentano, cioè, parti di noi di cui stentiamo a prendere sufficiente coscienza. La materialità che contraddistingue, appunto, il corpo ed il cibo, a cui diffusamente affidiamo tanta centralità, ci parla, pertanto, implicitamente, della dilagante difficoltà a noi coeva, nel trovare vesti più simbolicamente emancipate con cui evolverci da “corpi” e da “cultori di materialità” come il cibo, a “soggetti”testimoni ed interpreti del nostro tempo.

Valentina Adorno

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